La Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Friuli Venezia Giulia ha avviato l’opera di restauro della Chiesa di San Gregorio, sita in quell’omonimo borgo che lo storico Marin Sanudo nel 1483 descrisse "bellissimo, ove è una porta che si chiama de Coneian".
L’antico borgo, posto tra il corso fluviale e stradale, conserva, infatti, tuttora la sua integrità urbanistica, resa ancor più suggestiva da una doppia fila di portici di un certo valore architettonico.
La chiesa – intitolata dapprima a Santa Maria e a San Gregorio, poi dal 1437 solo a quest’ultimo – sorse nel 1366 come sostegno spirituale ai sofferenti ricoverati nel vicino ospedale, costruito "ab immemorabili" su un’altura nei pressi del Livenza; fu interamente rifatta ed ampliata nel 1519 e quindi sottoposta, nel corso dei secoli, ad un succedersi di ampliamenti e ammodernamenti. Il complesso si presenta, quindi, come il risultato di diversi stili architettonici: al tardo gotico si può fa risalire la navata, con la muratura di mattoni a faccia vista all’esterno e la copertura lignea a capriate in vista; alla riforma cinquecentesca sono invece da collocare la facciata con elementi in pietra d’Istria, l’arco trionfale, la cupola a tamburo e il catino absidale, anch’essi caratterizzati da elementi lapidei prettamente rinascimentali; alla riforma seicentesca risale l’aspetto della torre campanaria, mentre gli altari laterali e la sagrestia risalgono ad epoca più tarda.
La decadenza della chiesa iniziò nel 1876 con il trasferimento dell’ospedale nel vecchio convento delle Umiliate; sconsacrata, servì per diversi decenni a magazzino comunale.
Dopo il terremoto del 1976 si rese necessario il recupero dell’edificio.
L’intervento di restauro si proponeva di reinserire l’edificio nel circolo vitale della comunità sacilese dandogli nuova funzione e dignità civica.
Pertanto, le modalità esecutive hanno dovuto compendiare esigenze di varia natura quali la sicurezza, la funzionalità, il recupero e la valorizzazione dell’opera artistica.
In una prima fase, l’amministrazione comunale aveva provveduto al consolidamento delle fondazioni; successivamente la Soprintendenza interveniva sul consolidamento delle pareti col metodo dello "scuci e cuci", alla revisione della copertura con travi a vista, al restauro del paramento murario interno ed esterno, alla sistemazione della pavimentazione, al recupero delle lastre tombali e degli altari laterali.
Una particolare cura è stata posta nella messa in luce e recupero degli antichi intonaci e dei frammenti di affresco ancora esistenti sulle pareti.
Alla base del soffitto a capriate è stato reso ben leggibile il fregio continuo (interrotto da vaste lacune in corrispondenza dell’innesto delle travi nel muro) ad affresco, con zone dipinte a secco (e ormai cadute) raffiguranti "raffaellesche" affrontate araldicamente a lato di medaglioni con figure di santi. Questo fregio è dipinto in rosso e può riferirsi agli ultimi decenni del Cinquecento, come sembra essere confermato dall’esecuzione compendiaria di motivi ispirati agli esempi illustri (in regione) nel "genere" della grottesca.
Sulle pareti sono state restaurate le scarse tracce superstiti di decorazione ad affresco: su quella di destra, uno stemma della città (croce rossa in campo bianco) e una figura di San Giacomo entro edicola rinascimentale composta da paraste con arabeschi e architrave decorata a grottesche (lavoro di un artista non disprezzabile, di chiara educazione veneta, ancora legato a modelli pittorici tardo quattrocenteschi).
Sulla parete di sinistra, tracce assai frammentarie di affreschi dimostrano che doveva esservi una figurazione dello stesso periodo di quella della parete destra, distrutta in occasione dell’apertura delle cappelle laterali.
Il restauro, tuttavia, non si è limitato al recupero totale delle pitture, ma – in armonia con la metodologia seguita nell’intervento di restauro architettonico – si è esteso anche agli intonaci originari in gran parte conservati sotto intonacature recenti (sia pure fittamente picchiettati).
I lavori iniziati nel 1981 si sono protratti fino al 1986, quando si è inaugurata una nuova stagione per il complesso di San Gregorio che, quale centro culturale per concerti, convegni, spettacoli e mostre, è stato a pieno titolo reinserito nel tessuto vitale della città.
[Gilberto Iacuzzi - tratto da "Le Tre Venezie" del Maggio 1997]

