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Il Duomo di San Nicolò

Sito sull’omonima "plazuta", in cui convergono tracciati urbani di chiara origine medievale, il Duomo di Sacile fu costruito su strutture precedenti, tra il 1474 ed il 1496 da Beltrame e Vittorino da Como, che vanno annoverati fra quei Maestri lombardi che, verso la fine del ‘400, furono gli artefici dei più importanti monumenti realizzati tra Veneto e Friuli, segnando il passaggio da forme e motivi gotici a quelli riguardanti la nuova sensibilità rinascimentale che si veniva affermando. 

La chiesa originaria è documentata sin dal 1246 quale filiazione della Chiesa aquileiese; l’attuale impianto planimetrico presenta tre navate, di cui la centrale molto più ampia e meglio definita, come taglio di volume, rispetto alle due laterali, suddivise in piccole campate (i muri esterni di queste ultime non danno luogo ad una pianta perfettamente regolare). L’abside principale è poligonale, rettangolari quelle di testata delle navate laterali.

Da notare è l’arco trionfale con conformazione ogivale, chiara reminiscenza gotica; tali sono anche gli archi che costituiscono le volte del presbiterio e le arcate tra le colonne della navata principale.

La copertura presenta una struttura a vista, con capriate, orditura minore e tavolato lignei, così risistemata nel 1939, quando furono eliminate le preesistenti volte a crociera ribassate, messe in opera nel 1835, mentre le campate delle navate laterali si presentano a crociera con tetto soprastante.

Di grande pregio la facciata principale, ispirata a moduli rinascimentali, perfettamente equilibrata nelle sue proporzioni e nel rapporto tra pieni e vuoti; la caratterizza un’intelaiatura in pietra bianca lavorata che stacca sul contesto, tutto intonacato, con fascioni orizzontali a tre diversi livelli, paraste verticali ed elementi lineari curvi, costituiti, questi ultimi, dai due semitimpani posti in corrispondenza alle navate laterali, simmetrici rispetto alla navata centrale ed al relativo timpano triangolare.

L’abside principale è caratterizzata, su ogni lato, da arcate incave, che presentano, sul loro asse, ampi finestroni attualmente occlusi ad eccezione dei due laterali: lo furono nel corso dei lavori del 1939, in seguito al terremoto del 1936 che colpì gravemente Sacile, danneggiando il Duomo, per cui furono eseguite importanti opere di consolidamento.

Il tamponamento dei finestroni, dettato da considerazioni di tipo statico, creando una spazialità ed un gioco di luci totalmente nuovi, offrì l’opportunità per l’interessante ciclo pittorico dell’intera zona presbiteriale. Ne fu autore l’accademico veronese Pino Casarini, che, tra il 1943 ed il 1946, decorò ad affresco l’arco trionfale e il presbiterio, ottenendo effetti prospettici e coloristici di grande effetto. Vi si osservano le raffigurazioni della Madonna col Bambino sul trono, di Santi, della Crocifissione e della Resurrezione.

Sul fianco del Duomo si eleva imponente e snella la mole del campanile in muratura di mattoni a vista; sopra la cella campanaria, un tamburo ottagono sostiene la cuspide in laterizio innalzata ad oltre cinquanta metri d’altezza. Fu costruito tra il 1568 ed il 1582.

I terremoti del 6 maggio e del 15 settembre 1976 causarono gravi danni al monumento: dissesti e crolli di parti delle navate laterali, lesioni alle colonne sottoposte a violentissime sollecitazioni di punta e la facciata restò attraversata da una lesione verticale, corrente dal timpano al portale principale.

Dopo un primo intervento del Genio Civile di Pordenone, seguirono nel 1978 i lavori di restauro veri e propri, gestiti dalla Curia di Vittorio Veneto in regime di concessione da parte del Genio Civile.

Sulla base della proposta tecnica elaborata dall’ing. Orlando Vardanega, fu rafforzato il corpo della navata centrale sia con travi in cemento armato, in spessore, alla imposta del tetto – con ciò completando l’intervento già iniziato nel 1939, ma non completando per evidenti difficoltà finanziarie – sia contraffortandolo con due strutture monolitiche "a nido d’ape", sempre in cemento armato, realizzate simmetricamente ai lati, nello spazio, tra le voltine delle navate laterali ed il tetto soprastante, ancorate a terra, con proprie fondazioni, per tramite di pilastri all’interno delle murature esterne.

A tali lavori si aggiunsero, nell’estate di quell’anno, i lavori della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia, diretta allora dall’arch. Pietro Scurati Manzoni, inerenti anch’essi a consolidamenti strutturali e a rifiniture.

In particolare fu previsto il consolidamento della facciata, esclusa dagli interventi precedenti, il suo ancoraggio strutturale ai muri di ambito, mentre la lesione che l’attraversava fu riparata con una fitta rete di cuciture in ferro, a ricompattare i lembi contigui, e risarcita con intonaco a raso. Con l’occasione fu completamente ricomposta, col materiale originario e di recupero, la gradonata d’accesso al Duomo. Tutta la facciata fu poi trattata con il rivestimento d’intonaco a tre strati "a fresco", con tinta incorporata, come nella tradizione veneta. Lo stesso trattamento che, in precedenza, era stato eseguito dalla Curia sulle facciate esterne fu esteso anche all’interno nella navata centrale a cura della Soprintendenza.

Quest’ultima è inoltre intervenuta nella fase di restauro di alcune opere del settore storico-artistico connesse al Duomo. Durante il corso dei lavori è stata scoperta la rappresentazione in affresco di San Pietro martire di Verona. Successivamente al 1980 furono recuperati i lacerti in affresco rappresentanti Profeti e Sibille, tema caro all’iconografia rinascimentale, scoperti nel 1939 tra lo spazio delle volte del 1835 e il tetto, sotto il quale costituivano un fascione corrente.

Gli stessi sono ora sistemati nella Cappella del Crocefisso in 22 pannelli, dopo i restauri effettuati da Vanni Tiozzo sotto la direzione tecnico scientifica del collega dottor Paolo Casadio.

[Giuseppe Franca - tratto da "Le Tre Venezie" del Maggio 1997]