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Il Livenza

Il Livenza, elemento dinamico, contemporaneamente figlio e padre del territorio ad esso associato, è un fiume tra i più importanti della pianura veneto-friulana. Il corso superiore del Livenza è quanto di più bello possa oggi offrire la natura, non ancora contaminata dal cemento. Il suo regime dipende innanzitutto dal clima in cui si trova il bacino idrografico liventino, caratterizzato da una discreta abbondanza di precipitazioni, soprattutto primaverili e autunnali. Questo fattore, unitamente all’elevata estensione, ancora non ben definita, del bacino di raccolta (area del Cansiglio-Cavallo) e al carsismo interessante l’area montuosa prealpina adiacente, ha originato notevoli accumuli idrici sotterranei che alimentano le sue tre sorgenti perenni, anche se caratterizzate da una certa variabilità tipica del carsismo: quelle del Gorgazzo e della Santissima, in comune di Polcenigo, e quella del Molinetto in comune di Caneva.livenza

Il Livenza ha la particolarità di non possedere, a differenza della generalità di altri fiumi, un tratto montano. Nasce, infatti, al piede delle ultime propaggini prealpine e, dopo pochi chilometri dalle fonti, assume i connotati di fiume vero e proprio, con andamento di tipo sinuoso a meandri, grazie alle abbondanti portate di sorgente ed alla bassissima pendenza della piana.

Il lento divagare laterale e frontale dei meandri ha dato luogo nel tempo ad un paesaggio piatto dell’area; altro particolare aspetto che caratterizza il paesaggio sono le "smorte", meandri abbandonati dal fiume, in lento, ma progressivo interramento, in cui trovano rifugio molte specie di flora spontanea (in prossimità di Sacile, si può accedere alla smorta di Cavolano, già inserita tra le aree regionali protette).

Fiume caratterizzato da un regime permanente e da una elevata portata, il Livenza fu navigabile fin dai tempi più remoti, assumendo in questo modo un’importanza straordinaria per i commerci con il Nord europeo e per lo stesso sviluppo di Sacile.

Nel 1512 una flottiglia di "burchielli" veniva impiegata nel risalire e discendere la corrente di questo fiume; nel 1577 il nobile Ragazzoni poteva annoverare tra i suoi beni, tra l’altro, anche otto edifici industriali sul fiume destinati a mulini, foli di panni, cartiere, battiferro per spade, tutti mossi dalla corrente. Da questi riferimenti appare evidente la dimensione della Sacile storica, centro produttivo e commerciale importantissimo durante la dominazione della Serenissima.

Le grandi barche, che risalivano il fiume dal mare con l’aiuto dei cavalli, portavano da Venezia ogni genere di mercanzia che veniva poi commerciata con l’entroterra; quindi ridiscendevano, sfruttando la forza della corrente, con il legname prelevato dal bosco del Cansiglio.

Il centro storico di Sacile nacque così in stretta relazione con il fiume. Il luogo di attracco per le barche mercantili era il "portus Sacili", l’attuale piazza. Le case padronali avevano due diverse entrate: quella dal fiume e quella dalla strada. Questa particolare strutturazione determina tuttora l’armonia e il fascino della città fluviale. Così, se si vuol parlare del Livenza, bisogna considerare separatamente i due momenti che ne caratterizzano il corso.

C’è il fiume del centro storico su cui si specchiano le facciate dei palazzi, che acquisiscono il fascino sottile dell’evanescenza e del frantumarsi dei colori dal vario muoversi della corrente, e c’è il fiume dei lenti meandri che si apre la strada tra la vegetazione di ripa e delle "smorte".

Il Livenza, con la sua grande diversità, con l’avvicendarsi degli habitat acquatici e di terraferma, rappresenta un prezioso complesso ecologico e ambientale.

La nostra pianura, un tempo interamente coperta da boschi, presenta ora, dopo un’azione di disboscamento durata secoli, solo pochi lacerti di bosco planiziale, nonché la preziosa vegetazione delle rive dei fiumi.

Ci sono le varietà dei salici (il bianco, il rosso, il cinerino, il ripaiolo) accanto ai pioppi tremuli, agli olmi, agli ontani.

Molto più rare invece le farnie, un tempo ricercate per la preziosità del loro legno; tra i cespugli di rovi e di vitalba è facile notare la sanguinella, i fiori del viburno, della fragola e dell’infestante sambuco dal forte caratteristico profumo.

Ogniqualvolta si aprono le piccole radure, sotto la protezione degli arbusti ci sorprendono piccoli fiori – diversi a seconda dell’esposizione del sole – i cui colori creano un meraviglioso confronto tra il verde cupo della vegetazione che si specchia nel verde smeraldo della corrente.

Tra essi una pianta particolarmente rara, la Ludwigia palustris.

Tutto questo si è cercato di salvaguardare istituendo il Parco del Livenza (legge regionale n. 11 del 1983): esso si pone l’obiettivo di tutelare le aree naturalistiche e storiche più significative legate al fiume, creando le condizioni per la loro identificazione come valore collettivo. È, infatti, indispensabile, perché il Livenza torni ad acquisire un significato di valore naturale, che si crei una maggiore nonché rispettosa frequentazione dell’ambiente fluviale, ovvero si avvii un contatto più stretto tra fiume e cittadini.

[Alessandro Fabbroni - tratto da "Le Tre Venezie" del Maggio 1997]